.........Quelli della classe Napoli 2

"Senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se avesse tutti gli altri beni"
venerdì, 27 giugno 2008

UFFICI STAMPA: INTERVISTA A GIOVANNI ROSSI

Pubblichiamo l'articolo del carissimo amico Antonio Vista pubblicato su "Guida agli Enti Locali" giugno 2008 de "Il Sole 24 ore" in cui il Segretario generale aggiunto della FNSI e Responsabile del Dipartimento uffici Stampa, Giovanni Rossi, fa il punto sulle trattative per regolare con il Ccnl dei giornalisti il lavoro degli addetti stampa nella Pubblica amministrazione.

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La Pubblica amministrazione italiana ha spesso “brillato” per improduttività e inefficienza. Ma la burocrazia ha subìto negli ultimi vent’anni una profonda trasformazione che ha inevitabilmente influito anche sul modo di realizzarsi della funzione pubblica di comunicazione.
Il fatto più rilevante è stato l’approvazione della legge n. 150 del 7 giugno 2000 che istituisce la cosiddetta figura del “comunicatore pubblico”, quella del “portavoce” e riconosce pari dignità ai giornalisti che lavorano negli uffici stampa, rispetto ai colleghi della carta stampata attraverso l’istituzione di tre strutture: il portavoce, l’Ufficio stampa e l’Ufficio per le relazioni con il pubblico.
La legge riserva alla contrattazione collettiva un ruolo molto importante per la definizione di uno specifico profilo professionale, all’interno di una precipua area di contrattazione, cui dovranno partecipare le organizzazioni sindacali dei giornalisti. Quest’aspetto appare attualmente abbastanza lontano dalla sua realizzazione.
È forte, infatti, l’opposizione delle organizzazioni sindacali confederali che non vogliono che alle trattative per la definizione del contratto giornalistico del personale degli uffici stampa partecipino anche le organizzazioni sindacali dei giornalisti.
Tale posizione appare abbastanza incomprensibile perché le organizzazioni sindacali sembra preferiscano tutelare i loro interessi, timorosi di una perdita di rappresentanza, piuttosto che preoccuparsi delle aspettative di una categoria di lavoratori che da anni è in attesa della definizione di un giusto riconoscimento anche economico.
Di questo e di altro parliamo con Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto e responsabile del Dipartimento Uffici stampa della Federazione nazionale della Stampa.
Il segretario della Fnsi, Franco Siddi, ha recentemente affermato che il lavoro sui contratti è il cuore dell’iniziativa del sindacato in questi mesi. Per la vertenza relativa agli Uffici stampa nella Pubblica amministrazione a che punto siamo?
Siamo in attesa che Fp-Cgil, Fps-Cisl e UilPa, cioè i sindacati confederali del pubblico impiego, ci rispondano nel merito relativamente alla nostra ipotesi di profilo professionale dei giornalisti addetti stampa pubblici, che la legge 150 del 2000 rimanda alla contrattazione tra “sindacati più rappresentativi dei giornalisti” e l’Agenzia per la negoziazione contrattuale nel pubblico impiego, cioè l’Aran. Come è noto l’Aran chiede che la Federazione nazionale della stampa italiana raggiunga un’intesa con i confederali per riprendere un confronto che, in realtà non c’è mai stato, in quanto si è ridotto - anni fa - alla pura e semplice illustrazione al Presidente dell’Aran (che oggi non è più lo stesso) delle nostre idee in proposito. Con i confederali va definita anche la composizione della delegazione trattante. Anche in questo caso la posizione dei confederali è nota: sono contrari a una presenza autonoma dei giornalisti al tavolo della trattativa, malgrado la 150 la preveda e una sentenza della Magistratura del lavoro l’abbia ribadito. È questione delicata sulla quale bisognerà discutere per trovare una soluzione.
Quali sono le criticità che hanno impedito in tutti questi anni la definizione di un accordo per il contratto dei giornalisti impegnati negli uffici stampa?
Essenzialmente quello che ho risposto alla domanda precedente. I sindacati confederali di categoria più che le Confederazioni generali, almeno fino a oggi, si sono dichiarati indisponibili per questa trattativa e, finora, l’Aran ci ha posto la condizione di raggiungere un’intesa con loro per trattare tutti assieme. La Fnsi è disponibilissima a esaminare con sollecitudine i termini di una possibile intesa. Tale sollecitudine non mi pare si sia manifestata allo stesso modo da parte dei nostri interlocutori.
Non pensa che ci sia stata una sottovalutazione delle possibilità occupazionali da parte della Fnsi, ma anche dei vertici dell’Ordine nazionale dei giornalisti?
Il sindacato ha molti difetti e senz’altro non è esente da errori, ma non mi pare si possa dire questo. Sull’applicazione della 150 è stato alzato un muro: mentre i sindacati autonomi si sono, quasi tutti e quasi da subito, dichiarati disponibili a lavorare con noi, gli amici dei sindacati confederali hanno contestato la validità stessa della legge allorché ha previsto la nostra titolarità a trattare con l’Aran, ovviamente solo per questa specifica area professionale. Devo anche chiarire, a scanso di interpretazioni demagogiche, che la Fnsi non si è battuta per l’approvazione della legge anche in un testo non pienamente soddisfacente con l’obiettivo di riversare i tanti giornalisti disoccupati nella Pubblica amministrazione (magari fosse possibile), ma, in primo luogo, per far riconoscere il ruolo giornalistico ai tanti colleghi di fatto che già operavano da giornalisti nella Pa. Non mi pare neppure che l’Ordine sia stato insensibile, almeno a livello nazionale, quando ha stabilito, nella fase iniziale di entrata in vigore della legge, di criteri di accesso all’Ordine stesso che tenessero conto della nuova situazione. Che, poi, a livello regionale si siano manifestate sensibilità diverse rispetto al tema Uffici stampa è la conseguenza della particolare struttura federale dei nostri organismi di categoria.
L’autonomia degli Uffici stampa dal potere politico rappresenta, sulla carta, una delle maggiori conquiste della legge 150. Ritiene che questa autonomia si possa concretizzare anche nelle piccole Amministrazioni?
Uso la stessa sua espressione: “sulla carta” certamente sì. È evidente che perché questa autonomia sia praticabile sarebbe necessario poter seguire lo schema previsto dalla legge che schematizzando è il seguente: i giornalisti negli Uffici stampa con il compito di fornire una prestazione professionale che prescinde dal colore politico di chi governa in quel momento; il portavoce la cui “professionalità”, se così si può dire, sta nel particolare rapporto fiduciario con il vertice dell’Amministrazione; gli Urp, gli Uffici di comunicazione o come diavolo li si vuole chiamare affidati a professionalità formate nel campo della comunicazione istituzionale che è cosa diversa dal giornalismo e dall’informazione.
Non solo nelle piccole amministrazioni, ma anche in non poche grandi si è dato vita a “Uffici marmellata” dove tutti i ruoli sono confusi, spesso sovrapposti, con il solo risultato di fare un cattivo servizio a tutti, di fare tanti discorsi usando quante più parole inglesi sia possibile al fine di dimostrare di sapere le più moderne teorie nel settore, spendendo soldi senza costrutto.
C’è chi ritiene che sia necessaria un’evoluzione degli uffici stampa della Pa con una sovrapposizione del ruolo del giornalista con quello del comunicatore. Condivide questa teoria?
Per nulla. L’unico risultato di un simile modo di procedere è quello di scambiare l’informazione con la comunicazione, il rapporto di trasparenza e di servizio nei confronti degli organi di stampa con l’azione di pressione e di condizionamento con buona pace per i cittadini. Vedo che anche Toni Muzi Falcone torna alla carica con queste teorie e propone, alla nuova maggioranza ed al nuovo governo, di cambiare o superare la legge 150. Se si scegliesse questa strada spererei un ritorno alla originale impostazione del tema che diede l’onorevole Franco Frattini che proponeva un testo a mio avviso più avanzato di quello che, poi, fu approvato dal Parlamento.
Per quanto riguarda gli incarichi professionali (co.co.co.) ci sono state molte preoccupazioni tra i colleghi giornalisti occupati presso Uffici pubblici sui rinnovi degli incarichi per la non “comprovata esperienza universitaria” e la necessità del possesso della laurea. Si può parlare di emergenza superata?
Ritengo di sì. La comprovata esperienza universitaria è una norma introdotta dalla ultima legge finanziaria anche all’evidente scopo di ridurre il larghissimo ricorso a rapporti di lavoro precario invalso anche nella Pubblica amministrazione come in tutta la società italiana. Una successiva circolare ha chiarito che per gli addetti stampa valgono i precedenti criteri, vale a dire l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti, non importa se in qualità di professionista o di pubblicista. E per essere iscritti al nostro Ordine al momento non è richiesta la laurea anche se il percorso di alta formazione per l’accesso alla professione giornalistica è una nostra richiesta, avanzata da tempo, ma finora disattesa dal legislatore. Ricordo che la legge 150 prevede la laurea per coloro a cui viene attribuita la qualifica di capo Ufficio stampa rendendola obbligatoria solo in questo caso.


di Antonio Vista
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venerdì, 10 febbraio 2006

......VI RIPORTO LA PROPOSTA DEL COLLEGA MARIO CORALLUZZO:

E ALLORA....PROVIAMO A FARCI SENTIRE PER DAVVERO

E' successo esattamente quanto avevo paventato nel mio intervento. Una soluzione che non può ritenerci soddisfatti perchè assolutamente non coinvolti. Ma, provo adesso a chiedermi, chi doveva sostenere la nostra categoria? La corporazione sindacale confederata? Ma per favore!!! E' una questione di lobby oltre che di arroganza politica, perpetrata ai nostri danni, al solo scopo di mantenere una situazione di monopolio contrattuale...fottendosene di quanto aveva stabilito il Tribunale sul diritto dei giornalisti ad essere rappresentati al tavolo delle trattative.
E' o no un problema politico? Io credo che sia sotto gli occhi di tutti.
Come pensate di affrontarlo?
A questo punto credo ci sia bisogno di farci sentire nelle giuste sedi. Disponiamo dello strumento dello stampa...proviamo a utilizzarlo per chiedere ai nostri politici, alla magistratura, alla FNSI e all'opinione pubblica, il riconoscimento dei nostri diritti.
Proviamo a scrivere un comunicato stampa di protesta, a più mani, da far controfirmare a quanti più colleghi è possibile, e facciamolo arrivare ai mass media e sul tavolo del Presidente della Repubblica, con annessa sentenza del Giudice.
Vediamo cosa ne viene fuori.
Come prima iniziativa proporrei una ASSEMBLEA GENERALE APERTA DEL COOORDINAMENTO, per mettere insieme delle proposte operative.
La sala consiliare del mio Comune è a disposizione.
Fissiamo la data e cominciamo a farci sentire per davvero.

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giovedì, 02 febbraio 2006

UFFICI STAMPA: ECCO LA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA
L'ARAN DEVE APRIRE LA TRATTATIVA

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

“La trattativa per il contratto dei giornalisti degli uffici stampa pubblici,  secondo quanto recita la legge 150/2000, si deve fare e l’Aran deve ammettere la Fnsi al tavolo. Questo è ciò che afferma la motivazione della sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma del novembre scorso, oggi resa pubblica e che conferma le ragioni della Federazione della Stampa. Nella vertenza che oppone il Sindacato dei giornalisti, in rappresentanza di migliaia di colleghi degli uffici stampa in tutta Italia, e l’Agenzia per la contrattazione nel pubblico impiego si comincia quindi a fare chiarezza.  Ciò che il legislatore prima, due ministri della Repubblica e nove interrogazioni parlamentari di maggioranza ed opposizione poi hanno sostenuto, oggi viene esplicitamente e chiaramente espresso dalla Magistratura del lavoro: la legge 150 /2000 sulla informazione e comunicazione pubblica è una legge speciale e per questo deroga alle norme che regolano la rappresentanza sindacale nella pubblica amministrazione e che prevedono la titolarità delle Confederazioni sindacali. “La controversia – dice la motivazione – deve essere risolta con la piana applicazione del principio di specialità nella sua portata tradizionale: la norma speciale deroga a quella generale”. “Trattandosi di professionalità specifiche e specializzate – continua il giudice del lavoro Gualtiero Michelini – rispetto alle altre del pubblico impiego il legislatore ha ritenuto necessario stabilire espressamente il coinvolgimento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti  nell’ambito di una speciale area di contrattazione per il negoziato collettivo su specifici aspetti del personale facente parte di tali uffici stampa”. “Tale disciplina speciale – continua la motivazione – rimane diversa da quella dei professionisti degli enti pubblici iscritti agli albi non essendo imposto dal sistema che sia adottata la medesima soluzione per le diverse situazioni speciali”. Inoltre il giudice afferma che le considerazioni dell’Aran non possono essere considerate come vincolanti e obbligatorie. “Il ricorso – conclude la motivazione – deve essere accolto  con conseguente declaratoria del diritto della Fnsi a partecipare alle trattative relative all’individuazione ed alla regolamentazione dei profili professionali negli uffici stampa presso le pubbliche amministrazioni”. Il sindacato dei giornalisti ha inviato copia della sentenza al ministro della
Funzione Pubblica, Mario Baccini ed al presidente dell’Aran, Guido Fantoni richiedendo nuovamente la immediata apertura  del confronto”.

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venerdì, 25 novembre 2005

DALLA "NAPOLI2" al COORDINAMENTO NAZIONALE UFFICI STAMPA P.A.

Qui di seguito riportiamo l'intervista rilasciata,  a "PRESSPUBBLICA" dai colleghi del Coordinamento Nazionale, Dario Matranga e Antonio D'Errico

Un nuovo vigore 'dal basso'

per la vertenza uffici stampa  


presspubblica. Si sta per costituire il CONUS, Coordinamento nazionale degli uffici stampa, con la finalità, é sembrato di capire, di affiancare il sindacato dei giornalisti nella contrattazione per l'applicazione della legge 150 del 2000 sugli uffici stampa pubblici. E' così?

D'Errico. L'iniziativa, nata del tutto spontanea in occasione del IV incontro nazionale degli uffici Stampa svoltosi il 4 novembre al COM-PA, ove ci siamo ritrovati circa 150 collleghi di tutta Italia, ha quale obiettivo quello di sensibilizzare i vertici dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, della FNSI e dell'ARAN, per un'immediata ripresa della trattativa finalizzata all'applicazione del contratto giornalistico a tutti i lavoratori degli Uffici Stampa della P.A. che da oltre cinque anni attendono la concreta attuazione della legge 150/2000. In giro c'è tanta stanchezza e ci sentiamo abbandonati e sfiduciati. Ma anche se sfiduciati, e abbandonati, teniamo a precisare che intendiamo assolutamente muoverci nell'ambito delle strutture legittimate a rappresentarci (FNSI, GUS, OdG). Non a caso abbiamo convocato un'assemblea generale del coordinamento, che ad oggi vanta oltre 120 adesioni, che si terrà a Roma il 2 Dicembre, in preparazione ad un incontro già fissato, sempre a Roma, per il 3 Dicembre con i vertici della FNSI che, se ci sarà consentito, vorremo affiancare in questo delicato percorso che ancora ci separa dalla definitiva applicazione del contratto e del riconoscimento del ruolo e della funzione di tutti noi che prestiamo servizio presso gli Uffici Stampa.

presspubblica. La legge 150/2000 è una legge che non ha ancora trovato attuazione, e sono trascorsi cinque anni dalla sua emanazione. Se si considera inoltre che in alcune parti é nata già 'superata', non c'é il concreto rischio che la sua applicazione, mediata dalla contrattazione, possa creare dello scontento e offrire il fianco ad un corposo contenzioso? 

D'Errico.
Lo spirito della Legge 150/2000 ed i principi costituzionali e legislativi che vorrebbero il concreto agire della pubblica amministrazione improntato ai criteri di buon andamento, economicità e trasparenza, sembrano venire meno con una vertenza che rischia – in mancanza di una precisa sterzata - di concludersi in una mera declaratoria dei profili professionali giornalistici all’interno delle Categorie già previste per i Contratti collettivi nazionali di lavoro dei vari comparti (ministeriali, enti locali, sanità, enti, etc.) o all’introduzione sic et simpliciter di alcuni istituti contrattuali del CCNL FNSI-FIEG nel contratto del Comparto pubblico di riferimento.
In tale definizione d’ambito resterebbe gravemente immutato lo status giuridico del lavoratore giornalista che, dovendo rimanere ad obbedire ai dettami discendenti dai codici regolamentari che si applicano a tutti i pubblici dipendenti, resterebbe un soggetto privo dei fondamentali strumenti in dotazione alla categoria giornalistica che vuole mantenere “la schiena dritta”; intendiamo gli strumenti contrattuali che possano garantire l’azione improntata alla reale trasparenza della P.A.. Il giornalista, infatti, restando ancorato ad un contratto di pubblico impiego (seppur privatizzato…) rimarrebbe gerarchicamente sottoposto ad un superiore burocrate e pertanto privo di tutte quelle garanzie contrattuali che garantiscano il rispetto del codice deontologico, della Legge 47/48 e della Legge 69/63. Insomma, il rischio è che continui la mortificazione professionale per tutti quei soggetti operanti nella P.A. che -  pur in possesso di un eventuale profilo professionale di natura giornalistica - rimarrebbero “in ostaggio” di un potere burocratico governato eccessivamente dall’istinto dell’autoconservazione e da un potere politico ai vari livelli fortemente condizionante per la vita della P.A.. Parliamo di quello stesso potere politico che in questi anni, nonostante le Leggi vigenti, non ha saputo resistere, troppo spesso, alla tentazione di trasformare gli uffici stampa in propri portavoce e di attribuire ai propri portavoce anche il compito di ufficio stampa, drogando il flusso di informazioni veicolate agli organi di stampa, per non tacere dell’apertura e chiusura di uffici stampa legata più alle voglie del politico di turno che alla necessità di trasparenza per l’azione amministrativa. L’autonomia professionale della categoria giornalistica, raggiungibile soltanto attraverso il riconoscimento del contratto giornalistico agli addetti stampa degli uffici stampa pubblici, diventa, pertanto, imprescindibile.

presspubblica
. Gli Ordini regionali affermano di applicare la legge, ma non il regolamento, non riconoscendo i percorsi formativi, anch'essi previsti dalla 150, svolti dal personale pubblico che lavora negli uffici stampa. Il CONUS sarà portavoce anche delle istanze di chi questa professione la svolge da anni? 

D'Errico.
Non mi risulta che gli ordini regionali, a seguito dei percorsi formativi attivati ai sensi del regolamento di applicazione della Legge 150/2000, hanno impedito o impediscono l'iscrizione negli albi di coloro che lavorano negli uffici stampa della P.A.. Tuttavia, assicuro, sarà nostro impegno, a breve, verificare presso l'Ordine Nazionale se esistono tali situazioni (ad esempio in Campania mi risulta che numerosi colleghi, dopo i corsi di formazione, sono stati regolarmente iscritti all'albo), e, laddove dovessero esserci delle diverse applicazione da regione a regione, solleciteremo l'uniformità dei provvedimenti a tutela dei diritti dei colleghi.

presspubblica. Il Gruppo Uffici Stampa nazionale li chiama i 'senza titolo', il CONUS invece ...

D'Errico.
E' una gratuita provocazione che non raccogliamo. Il CO.N.U.S., come già detto, non intende nè scalzare, nè fare concorrenza a nessuno. Non è questione di "titoli", nè ci siamo "titolati" da soli. Il CO.NU.S. si è affermato e si sta radicando con un'azione spontanea senza precedenti; ad oggi, dati dimostrabili in qualsiasi momento, siamo già all'incirca 120, quindi è la riprova che qualcosa di buono, in appena due settimane, si sta facendo. Quanto meno siamo stati capaci di smuovere le coscienze di tanti che erano "narcotizzati" da tante belle parole, ma da nessun fatto concreto. Qualcuno può smentirlo? Qualcuno si è mai preoccupato di svolgere un reale censimento nazionale di quanti colleghi effettivamente lavorano presso gli uffici stampa della P.A.?  Ribadisco che intendiamo assolutamente lavorare di concerto con gli organismi FNSI, GUS, ecc. e non certamente, come forse qualcuno immagina, in modo sbagliato e gratuito, metterci in competizione. Non cerchiamo il "potere", nè "poltrone" da scaldare scambiandocele per eredità.  Il problema che in tanti si rifiutano ancora di comprendere, e ciò ci rattrista non poco,  è che la categoria è stufa, si sente abbandonata a se stessa, si sente mortificata, ed è per questo che nascono simili iniziative che, invece di essere viste come un'attacco al "palazzo", e non lo è affatto, dovrebbero essere accolte con favore, perchè significa che in giro c'è ancora gente che crede nel proprio lavoro, nell'associazionismo e nei valori della piena partecipazione alla vita democratica. 

presspubblica
. Al tavolo di contrattazione in sede Aran, se si riuscisse finalmente ad ottenerlo, siederà la Federazione nazionale della Stampa ... ma insieme a quali interlocutori e con quali poteri di decisione? Ti risulta una certa 'resistenza' dei sindacati del pubblico impiego a cedere parte dell'esigua torta contrattuale a chi cerca di posizionarsi in profili professionali di vertice?

Matranga.
Purtroppo la sentenza del Giudice del Lavoro che ammette l'FNSI al tavolo negoziale presso l'Aran parla solo di ammissione alla definizione dei profili professionali. Questo risultato, che può comunque essere considerato una inversione di rotta, non garantisce un percorso teso al nuovo disegno dello status del giornalista della P.A. che rischia di rimanere "strozzato" fra i suoi doveri di dipendente pubblico ed il rispetto del codice deontologico e professionale. A questo quadro si aggiunga una evidente ostilità da parte di Cgil, Cisl e Uil del pubblico impiego che si sono messi di traverso in tutto il percorso sin qui delineato. Ma la cosa più preoccupante è anche la mancanza di disponibilità al dialogo sul tema, come dimostrato anche dall'assenza al recente convegno di Gubbio cui si sono presentate per discutere solamente le sigle autonome.

presspubblica. L'Aran tuttavia risponde al sindacato dilazionando ogni decisione. E' il caso della sentenza del Tribunale del lavoro di Roma, per la quale l'Aran ha annunciato di attendere le motivazioni della sentenza stessa.

Matranga.
E' proprio per questo motivo che riteniamo che l'FNSI debba cambiare strategia. Sono passati ben 5 anni dalla legge 150 e non si è intrapresa ancora una strada che possa sboccare in una direzione credibile. Se l'FNSI non prenderà coscienza della precisa volontà dell'Aran e dei sindacati confederali il rischio sarà di continuare a perdere tempo ed a delegittimare il sindacato dei giornalisti. Insomma proprio il gioco di chi non vuole l'Aran al tavolo. Noi con la nostra azione vogliamo dare una spinta alla ripresa della vertenza e vogliamo un ruolo più forte del sindacato dei giornalisti.

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sabato, 05 novembre 2005

Logo COMPA

 

...........SI RIPARTE ALLA GRANDE
PER INIZIATIVA DEL "CLAN" DELLA <NAPOLI 2>
è stato costituito il coordinamento nazionale dei giornalisti degli uffici stampa della P.A. 

Carissimi colleghi, vi informo che, per iniziativa dello zoccolo duro della "Classe Napoli 2", Antonio Vista, Dario Matranga e Antonio d'Errico, supportati da Elena Barbato (è mancato all'ultimo istante Pasquale Di Benedetto che, poco prima dell'inizio dell'incontro è stato costretto a rientrare precipitosamente a Caserta per seri problemi familiari), nonchè del collega Francesco Manca, della classe "Napoli 1",  al termine del IV incontro nazionale degli uffici stampa della P. A., svoltosi ieri a Bologna nell’ambito del “Salone Europeo della Comunicazione Pubblica”, è stato costituito il coordinamento nazionale dei giornalisti degli uffici stampa della P.A. Hanno aderito 40 giornalisti, pubblicisti e professionisti, di tutta Italia, con l’obiettivo di sensibilizzare i vertici dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, della Federazione Nazionale della Stampa e dell’ARAN per un immediata ripresa della trattativa finalizzata all’applicazione del contratto giornalistico a tutti i lavoratori degli Uffici Stampa della Pubblica Amministrazione che da oltre cinque anni attendono la concreta attuazione della legge 150/2000.

Il coordinamento nazionale è stato assunto da Antonio d’Errico, Antonio Vista  e Francesco Manca per la Regione Campania; Lucia Parisi per la Lombardia, Dario Matranga per la Sicilia, Vincenzo Rutigliano per la Puglia; Salvatore Barresi per la Calabria ; Sandro Pisu per la Sardegna; Giovanna Laglia per l’Abruzzo; Luca Caneschi per la Toscana; Giuseppe Vinci per la Basilicata; Paola Colarullo per il Lazio.

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mercoledì, 02 novembre 2005

Logo COMPA

         ........VADO AL COMPA   !!

Carissimi amici-colleghi, domattina partirò per Bologna per paretcipare alla tre giorni del COMPA. Il blog resterà senza il suo "capoclasse", e senza notizie, fino a sabato. Al rientro faremo il punto della situazione, anche sulla scorta di ciò che apprenderò al salone della comunicazione.

A presto.

   

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lunedì, 31 ottobre 2005

LEGGE 150/2000 E DINTORNI

 LEGGE 150/2000: LE RIFLESSIONI DI UN COLLEGA

Ma quali applausi, quali ululati di gioia per una sentenza che ha decretato "soltanto" di potersi sedere,dopo cinque lunghi anni cinque, a discutere attorno ad un tavolo. Caspita che traguardo, che successone! Ma cari Serventi,Siddi,Castellano, Falleri, ma in tutti questi anni, a parte le discussioni e le battaglie per il "vostro" contratto e l'impegno profuso per coltivare il "vostro" personalissimo orticello, dove eravate? Quanti anni ancora gli addetti stampa della PA dovranno attendere perchè venga riconosciuto un loro diritto sacrosanto? Avete mai proposto alla "casta" di scioperare a sostegno della vertenza degli addetti stampa? Che fine faranno la miriade di precari? Cosa accadrà di quei giornalisti-impiegati dei ministeri(che a maggior ragione e ,forse, più degli altri dovrebbero applicare la L.150 e invece non sanno neppure cosa sia), che, consci dell'importanza della comunicazione per avvicinare il cittadino alle istituzioni, si sono inventati delle struttere similari agli uffici stampa? Anche se pagano l'obolo come gli altri,verranno trattati come giornalisti di serie C, essendo la B già accuppata dagli addetti stampa ufficiali? Porterete tutto questo al confronto con l'Aran. Dopo cinque anni di "bla bla bla", siamo stanchi di gassosa ed aria fritta, per colpa di chi ha voluto far passare l'opzione prevista da quel maledetto articolo 9 della L.150/2000... "Le amministrazioni pubbbliche possono(sic!), anzichè (com'era logico) debbono, dotarsi di un ufficio stampa...", senza la quale tantissimi addetti stampa avrebbero trovato la giusta collocazione. Oppure questo non ha, per i padroni del vapore, più alcuna importanza? In sintesi, sarà a causa dell'età oramai avanzata, ma, perdonatemi, io non riesco a capire tutta questa esultanza,questi ringraziamenti, per chi non ha fatto altro che il proprio dovere( non penso infatti che il medico abbia imposto loro di candidarsi alla segretaria o alla presidenza della Fnsi,del Gus o di quant'altro) Se tanto mi da tanto, se ci son voluti cinque anni per sedersi attorno ad un tavolo, quanti altri anni dovranno trascorrere per condurre in porto la vertenza? Io sarò sicuramente in pensione, per quanto vi riguarda non mi resta che farvi gli auguri, affinchè trascorra il minor lasso di tempo possibile... Un saluto provocatore da Angelo Porcheddu. PS: per il capoclasse ( in burocratese): puoi farti latore della presente presso gli esimi vertici sopra citati? Ciao.   - CARO ANGELO, TI ASSICURO CHE LE TUE RIFLESSIONI LE SOTTOPORRO' A CHI DI DOVERE.

 

 

 

 

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venerdì, 28 ottobre 2005

CHIUDE Il SITO www.legge150i.t - Viene a mancare un punto di riferimento

Comunicazione pubblica: un bluff.
Il centro d’aggregazione chiude

PUBBLICHIAMO LA LETTERA DELLA COLLEGA NUNZIA BONIFATI

Ricavata dal sito www.legge150.it

RIFLETTIAMO TUTTI SULLE SUE PAROLE!!!

Come avete notato da tempo www.legge150.it giace abbandonato a se stesso, privo di aggiornamenti significativi. Soltanto i forum animano timidamente la situazione, ma il loro profilo da telefono amico denota una certa fragilità dello strumento. Infatti, nei forum salta all’occhio un comunicatore/giornalista pubblico costretto a pensare prima di tutto a come mantenersi o cercarsi il posto. Al contrario la riflessione sulla costruzione delle basi (professionali, organizzative, strumentali, teoriche, contrattuali, ecc.) su cui costruire l’edificio della professione è quasi del tutto ignorata, a favore dei bisogni legati alla sopravvivenza.
Tuttavia, il basso profilo disegnato dai più recenti forum mi dà la carica giusta per argomentare una volta per tutte il silenzio di www.legge150.it. Ovvero: cosa non ha funzionato; quale sarà il suo futuro.
Legge150.it è nato a luglio del 2002 con l’obiettivo, cito testualmente, di “scavare, analizzare, confrontare e argomentare intorno ad una funzione (quella di comunicazione) che veicola saperi e unisce, più di quanto la legge separi”. Attraverso i forum, il centro di aggregazione doveva essere un “luogo di discussione non istituzionale, ma trasversale per scelta”. La mission era precisa: “far saltare, sbriciolare le contraddizioni interne alla norma (legge 150 e derivate), in modo da realizzarne, una volta per tutte, le finalità”.
Ma il progetto non ha funzionato, perché:
1. non abbiamo raggiunto l’obiettivo, dato che le discussioni avviate non hanno prodotto quel confronto auspicato. Piuttosto è emerso il malessere collettivo della categoria. Che a sua volta si è tradotto in Cahier de doléances, e non in analisi della realtà su cui discutere;
2. i forum, che dovevano rappresentare il cuore dell’auspicato dibattito, hanno preso la piega dello sportello amico;
3. le contraddizioni della 150 sono venute a galla. Ma noi componenti dello staff organizzativo siamo invece annegati, uno dopo l’altro, nel volontariato autofinanziato (sic!).
In sintesi: il centro di aggregazione di comunicatori pubblici, giornalisti ed esperti del settore, come era stato pensato, non esiste più e non ha più ragione di esistere.
A mio avviso il colpevole diretto di questo fallimento è il centro di aggregazione stesso. Che ha peccato al contempo d’ingenuità e d’anticipo. Parlando a titolo personale posso dire che noi dello staff sulla scia dell’entusiasmo abbiamo creduto che la pubblica amministrazione italiana fosse pronta ad affrontare le responsabilità insite al suo dovere di rinnovamento: a proposito di trasparenza amministrativa, semplificazione dei procedimenti, semplificazione del linguaggio, comunicazione pubblica, ecc. Eravamo certi che il superamento del residuo concetto di sudditanza, che in Italia ha accompagnato tutta la storia della relazione tra cittadino e pubblica amministrazione, fosse lì, lì, a un passo di strada. E siamo stati così ingenui da pensare che la legge 150 del 2000, anche se bruttina, avrebbe aiutato a estirpare il cancro della sudditanza. Sudditanza che avrebbe ceduto il passo alla comunanza tra cittadino e amministrazione pubblica. Tanto da poter realizzare quella comunicazione pubblica, il cui presupposto numero uno è (e deve essere) la relazione assolutamente paritaria tra cittadino e pubblica ammninistrazione.
Non era vero niente. La penosa cronaca del nostro vissuto professionale, i risultati delle ricerche scientifiche sul tema della comunicazione pubblica, l’aria fritta che si respira nel corso dei convegni sul tema, e quant’altro ancora: tutto fa pensare che la comunicazione pubblica in Italia è un grosso bluff, fatta salva qualche rara e lodevole eccezione.
È molto probabile che la nostra giovane democrazia sia ancora troppo immatura per cimentarsi con gli strumenti propri della sovranità popolare. Ed è possibile che la sudditanza ce la porteremo dietro per molti anni ancora, insieme ai suoi parenti diretti, che si chiamano: nepotismo, favoritismo, abuso d’ufficio, conflitto d’interessi, eccetera, eccetera, eccetera.
Ma se il centro d’aggregazione chiude, il sito internet cercherà in tutte le maniere di restare attivo, adattandosi rigorosamente alla realtà dei fatti. www.legge150.it traghetterà verso la forma della rivista online. Non per occuparsi di comunicazione pubblica fine a se stessa, ma per affrontare quei temi intimamente correlati al rinnovamento della PA, a cui ho già fatto un accenno.
Al momento siamo in fase di riorganizzazione e non posso dirvi di più. Però vi invito calorosamente a portare pazienza, e vi ringrazio per il contributo che qualcuno di voi nel prossimo futuro potrà e vorrà dare al nuovo progetto. Intanto, in attesa del restyling, abbiamo oscurato per ovvie ragioni alcune voci della sezione dedicata alla nostra identità.

Nunzia Bonifati

 

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giovedì, 27 ottobre 2005

LA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA COMUNICA:

UFFICI STAMPA, IL MAGISTRATO HA SENTENZIATO:
LA FNSI HA DIRITTO A TRATTARE

Un grande applauso ha accolto l'annuncio dato dal segretario generale della Fnsi, Paolo Serventi Longhi, al congresso statutario riunito a Roma, della decisione del Giudice del Lavoro, Gualtiero Michelini, che ha riconosciuto "il diritto della Fnsi a partecipare alle trattative relative all'individuazione ed alla regolamentazione dei profili professionali negli Uffici stampa presso le Pubbliche amministrazioni". Cade, in questo modo, ogni alibi dell'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale nella Pubblica amministrazione) relativamente all'esclusione del sindacato dei giornalisti italiani dal tavolo della trattativa per la definizione del profilo professionale degli addetti e dei capi Ufficio stampa della Pa. Nell'esprimere grande soddisfazione la Federazione nazionale della stampa ringrazia il collegio dei legali composto dal professor Franco Carinci, ordinario del Diritto del Lavoro dell'Università di Bologna, e dall'avv. Bruno Del Vecchio, del Foro di Roma.Si tratta di un significativo risultato frutto anche della grande mobilitazione della categoria tutta e dei colleghi degli Uffici stampa pubblici e privati.La Fnsi auspica che ora vi sia un ripensamento da parte di quelle organizzazioni sindacali che si sono fin qui opposte al buon diritto del sindacato dei giornalisti di essere presente alla trattativa che riguarda i propri rappresentati così come stabilisce la legge 150 del 2000.Su questo tema è prevista per domani, venerdì 28 ottobre 2005, alle ore 12, nella Sala "Walter Tobagi" della Fnsi, una conferenza stampa  a cui interverrà il segretario generale della Federazione, Paolo Serventi Longhi, il Presidente della Fnsi, Franco Siddi, il Presidente del Dipartimento Uffici stampa della stessa Fnsi, Mimmo Castellano, ed il Presidente del Gruppo giornalisti Uffici stampa (Gus), Gino Falleri.

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA SUL SITO WWW.FNSI .IT

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mercoledì, 26 ottobre 2005

PRESENTATO IL LIBRO DEL COLLEGA PASQUALE DI BENEDETTO

Alla presenza di Gino Falleri, Presidente Nazionale Giornalisti Uffici Stampa, di Michele De Simone, Presidente Assostampa di Caserta, di Ermannno Corsi, Presidente Ordine Giornalisti della Campania, di autorità e di un nutrito gruppo di colleghi giornalisti,è stato presentato stamani, presso la sala conferenze del Teatro Comunale di Caserta, il libro del collega Pasquale Di Benedetto, "UFFICI STAMPA - Etica e Tecnica", edito dalla Esse Editrice S.r.L. di Roma. 

Alla cerimonia, ed al successivo "banchetto", sono stati presenti, quali testimoni, oltre al sottoscritto, l'onnipresente e l'onnipotente Elena Barbato, Antonio Castaldo e Lucio Bernardo (è andato via al momento del pranzo!).

Che dire, il libro è un vero gioiellino, da leggere immediatamente e senza interruzioni. Pasquale è un grande, non lo stiamo scoprendo affatto oggi. Ogni parola, ogni aggettivo sarebbe superfluo. Vi invito a contattare Pasquale per comprarne una copia. 

Intanto dall'incontro, con la benedizione del Presidente Gino Falleri, è emerso un fatto positivo, e qui mi rivolgo agli amici di Napoli e della Campania, da domani ci metteremo al lavoro per comporre il G.U.S. (Gruppo Uffici Stampa), al fine di avere anche nella nostra regione una forte, qualificata, presenza di colleghi che quotidianamente prestano servizio negli Uffici Stampa senza alcuna tutela e senza alcun punto di riferimento. La squadra, ai fini organizzativi, sarà capitanata dal sottoscritto e dal collega Francesco Manca, con l'apporto di Elenuccia Barbato, su Napoli e da Pasquale Di Benedetto su Caserta.

P.S.: Invito tutti gli altri colleghi a verificare nelle loro province l'esistenza di G.U.S. attivi, ed in mancanza di attivarsi per la costituzione. Tutti insieme, ricordatelo, rappresenteremo una grande forza.

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lunedì, 24 ottobre 2005

PERCHE' QUESTO BLOG!

Era da tanto che covavo l’idea di realizzare un blog quale momento di confronto, di scambio d’idee, opinioni, esperienze di vita vissuta tra giornalisti. Ebbene la decisione è arrivata oggi unitamente al nome del blog “Quelli della classe Napoli2”, che altro non è che il nome della classe del corso di formazione professionale organizzato dal Formez per i responsabili degli uffici stampa. In quella classe, composta di un eterogeneo gruppo di 24 giornalisti (o presunto tali!!), fin dal 27 Giugno 2005, primo giorno di lezione, si è creato tra tutti i partecipanti, un afflato, un’unione unica, indescrivibile, che ha contribuito a cementare un’amicizia ed un affetto profondo.

Questo blog, pertanto, vuole essere non solo il filo continuo di un rapporto che spero non si interrompa mai, ancorché le distanze geografiche con alcuni sono enormi (oltre al gruppo della Campania, con in testa la numerosa colonia napoletana, tra noi vi sono lucani, pugliesi, calabri, siciliani, laziali, sardi), ma anche un punto d’incontro tra giornalisti impegnati in particolare nell’informazione istituzionale. Ovvero tutti coloro che, ai sensi della legge 150/2000 devono garantire l’informazione nella pubblica amministrazione.

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